Germogli di Soia

Lezioni di chimica, stomaci attorcigliati e oranghi

E’ difficile.
E’ difficile perchè ho sempre pensato e sostenuto di essere una persona molto forte e invece davanti alla violenza mi spezzo come un ramo secco. Mi si attorciglia lo stomaco, mi manca il respiro, compare la nausea.

Avevo salvato un documentario sull’olio di palma qualche mese fa. Oggi ho avuto tempo libero, così mi sono messa a guardarlo.

E’ un documentario muto, le immagini parlano da sole. Mi vengono i brividi e mancano le parole per quello che ho appena visto e giuro che non mi capacito di dove possiamo arrivare.

Sono anni che compro carta riciclata o certificata, mi assicuro che tutti i prodotti che acquisto vengano da foreste sostenibili.
Quando sono diventata vegetariana ho cominciato a interessarmi molto di più al mio cibo, a quello che mangiavo, da dove proveniva. Così, ho iniziato il mio cammino vegan. Controllare da dove viene tutto ciò che mangio è essenziale. Tant’è che spesso vado alla Coop e torno a casa solo con un pacco di carta igienica, perchè non riesco a comprare nulla. In ogni prodotto, dagli alimenti ai cosmetici, c’è qualcosa che non va. C’è però un elemento comune in tutti i prodotti: l’olio di palma. Si trova in qualsiasi cosa. Creme spalmabili al cioccolato, grissimi, saponi, margarina, cibi sottolio, pane, merendine, biscotti.
OLIO VEGETALE. Dicitura che compare sulle confezioni. Spesso non è specificato quale olio vegetale e spesso è proprio olio di palma. Costa pochissimo. E dalle immagini si capisce il perchè.

Leggere le etichette è il primo passo. Bisogna capire cosa si sta mangiando. Chi è vegan spesso si fida dei produttori che fanno cibo privo di uova e latticini.
La fiducia però, non va mai data, soprattutto se si parla di commercio.

L’olio di palma, il burro di cacao e l’olio di cocco sono gli unici olii vegetali solidi a temperatura ambiente. Quindi sono perfetti come sostituti del burro.
I grassi animali sono grassi saturi, sono solidi a temperatura ambiente. I grassi vegetali hanno punto di fusione più basso, quindi a temperatura ambiente sono liquidi e sono detti grassi insaturi. Per rendere gli olii vegetali solidi bisogna idrogenarli, cioè un processo ad alte temperature aiutato da un catalizzatore (=quello che facilita la reazione) di nichel. Così gli olii vegetali diventano solidi e si possono usare in cucina (leggi margarina). Il problema è che durante il processo viene prodotto il 10-15% di acidi grassi insaturi “cattivi” che contribuiscono all’innalzamento del colesterolo del sangue.

Per questo si usa l’olio di palma. L’olio di palma è un grasso saturo.

Una volta mia mamma ha comprato dei taralli pugliesi, c’era scritto sulla confezione, bello grosso, che erano stati fatti a mano e vantano una tradizione dell’arte dei taralli. Sì, peccato che dentro non c’era olio di oliva, ma olio di palma. Tipico della puglia.

Bisogna leggere le etichette, bisogna boicottare tutti i prodotti che fanno uso di olio palma.
Non si può voltare la testa dall’altra parte, non si può far finta di nulla. Leggere l’etichetta di ogni prodotto acquistato significa sapere cosa mangiamo. I consumatori SONO il mercato, possono decidere cosa viene o non viene prodotto. I consumatori hanno un enorme potere decisionale, che non deve essere per forza dettato dal marketing. E cosa che mi fa più rabbia è il marketing che c’è dietro tutti i prodotti bio/equo/veg che spacciano come salutare per te e il pianeta qualsiasi cosa.

E’ difficile. E’ difficile cambiare, è difficile consumare, è difficile ogni azione umana, perché con sè porta una conseguenza.
E’ molto più difficile però non sentirsi in colpa davanti a queste immagini.

Fonti: ‘Chimica Organica’ di John McMurry ed. Piccin (testo universitario)

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