Germogli di Soia

Slow Trip

65€: questo è quello che ho speso per le mie vacanze quest’anno.

Partenza da Torino in treno, arrivo a Genova, partenza per La Spezia sempre in treno, salita su un autobus per Aulla (in Toscana), altro autobus per Cerreto. 4 giorni di cammino. Autobus da Ligonchio per Busana. Altro autobus per Castelnuovo nè monti. Altro autobus per Reggio Emilia. Treno regionale per Milano Centrale. Altro treno regionale per Torino.

E il cibo. Abbiamo mangiato con 3€ al giorno. E non siamo morte di fame 🙂

Sono decisamente soddisfatta.
Sono stati 5 giorni decisamente intensi. Eravamo in 6+2. 6 donne + 2 cani, donne anche loro 🙂

Abbiamo fatto un pezzo della GEA – Grande Escursione Appenninica, giusto al confine tosco-emiliano. Il primo giorno siamo partite dal passo del Cerreto (1300 m circa) e siamo arrivate al bivacco Rosario (1700 m circa) nel tardo pomeriggio causa pausa lamponi. Abbiamo trovato milioni di piante di lamponi e ovviamente noi da brave tossicodipendenti ci siamo fiondate su queste bacche e non ci siamo più mosse. Quando abbiamo trovato la forza di staccarci abbiamo trovato i mirtilli, poi di nuovo i lamponi. E per tutti e 5 i giorni abbiamo mangiato almeno una manciata di lamponi al giorno. Ci hanno perseguitate per tutto il viaggio. Che poi una volta che entri nel trip lamponaro non ne esci più.

Una volta al bivacco ci siamo lavate, abbiamo fatto da mangiare, letto un bel libro in compagnia (La fine del mondo storto di Mauro Corona) e ci siamo preparate per la notte. Insomma alla fine c’era credo meno di un mq libero sul pavimento. Il bivacco dava 4 posti letto. E fortuna che c’era un tavolo, così 2 di noi ci si son messe a dormire su, altrimenti credo avremmo dormito le une sulle altre. Mentre cuocevamo la cena è arrivata una coppia che aveva intenzione di pernottare là. Il tipo appena ci ha viste deve aver pensato “c***o che sfiga, stasera no” però anche volendo non ci stavamo in 8+2 cani e poi loro secondo noi volevano stare “proprio soli”. Il mattino seguente sveglia alle 6, partenza alle 730 per il Monte Nuda (1800m circa). Una bella cimetta. Devo ammettere però che pensavo peggio. Cominciare la giornata con una scalatina è stato decisamente piacevole. Dopo di che abbiamo continuato sull’altro versante del monte, siamo scese  e poi siamo entrate nel bosco. Ci sono solo faggete. Alcune più strane di altre 🙂

E mentre cercavamo il nostro secondo bivacco abbiamo incontrato un cervo.
Siamo anche andate alla ricerca di un punto acqua (non eravamo certe ci fosse al bivacco, era tutto in secca) e siamo entrate in contatto con la civiltà di nuovo. Siamo scappate di nuovo verso il bosco cercando di dimenticare che la gente che è andata a fare il picnic in montagna si è portata una cassa d’acqua in bottiglia che ha messo al fresco in una fontana con acqua potabile di montagna…………….

Abbiamo trovato il bivacco, bivacco Bottaccio. Pieno di cacca di ghiri e di ghiri. Diosanto ma quei topini come fanno a fare così tanta puzza??c’erano pure i materassi stavolta (su cui ASSOLUTAMENTE non abbiamo dormito), abbiamo dormito tranquille e con ampi spazi 🙂
Quella sera mi sono fatta la doccia, alla fine il punto acqua l’abbiamo trovato. Sì beh…diciamo che era fredda…e diciamo che non sono riuscita a lavarmi benissimo, però meglio che niente. La doccia me la dovevo fare per forza, avevamo deciso di fare un falò, c’erano già i sassi, abbiamo fatto legna e abbiamo acceso il fuoco (ho imparato e ora sono bravissima 🙂 ). Mentre cercavo legna (e mentre che c’ero anche per fare la cacca) mi sono imbattuta in una capriola morta. E’ stato un po’ strano…sarà che ero in premestruo, sarà che ormai sono una persona sensibile, ma è stato proprio strano.

Il terzo giorno di cammino è stato il peggiore. Abbiamo fatto una cresta in pieno giorno. Pieno sole. Pieno caldo. Poca acqua.
A parte che io soffro di vertigini. Per me non è stato il massimo, mi sono dovuta fare della violenza psicologica per camminare su quel sentierucolo sui sassi. Però mentre ci accingevamo al percorso che per alcune è stato il più bello, per altre il più brutto, siamo passate da qui E ci siamo rese conto che il monticello sulla destra è il Monte Nuda, quello della mattina precedente. Sconvolgente. Ma quanta strada abbiamo fatto?!Dopo la cresta abbiamo cominciato la discesa e durante una pausa mi sono astutamente seduta su dei mirtilli e poi sono scivolata giù per la discesa (per raccogliere mirtilli senza alzare il culo) e così mi sono creata fantastiche rigazze sul culo. Abbiamo poi trovato un boschetto per sonnecchiare un po’. Abbiamo trovato il nostro terzo bivacco, Il Piano. Tutto in secca. No punti acqua. Già un po’ disperate e un po’ infortunate ci eravamo messe quasi l’anima in pace quando arrivano 3 scout. Io ammetto che pensavo che una di loro fosse un ragazzo, invece no. 3 ragazze. E anche loro come i primi che abbiamo incontrato con poca gioia negli occhi quando ci hanno viste. Però ci hanno indicato un punto acqua poco distante. E così ci siamo scolate l’acqua rimasta (ne avevamo tipo 2L) e siamo andate a recuperare il prezioso oro blu. Abbiamo rifatto il fuoco, abbiamo cenato e siamo andate a dormire distrutte.

L’ultimo giorno abbiamo deciso di lasciarlo easy. Ci siamo fatte un giro attorno al bivacco, siamo andate al torrentello, abbiamo messo a mollo i piedi (io e Terra), abbiamo fatto il bagno (Simona e Marie) e abbiamo mangiato (Laura e Mavia). Dopo giorni di zuppe, cetrioli sgranocchiati e frutta, avevo bisogno di un po’ di cucina. E allora presa dall’isteria del momento ho affettato un cetriolo e l’ho messo sulla mia mezza fetta di pane e sopra ci ho messo i chicchi di mais. Tutto scondito. Però in quel momento sembrava decisamente ottimo. Siamo tornate al bivacco, abbiamo preso un po’ di sole e un tanto vento sul pratone con Elisa e Teresa che erano rimaste a “casa”. Mentre eravamo sdraiate parlavamo di cosa avessimo mangiato a pranzo: chi una mela, chi un cetriolo chi un pezzo di sedano…………. E poi…la scoperta: abbiamo trovato al bivacco dell’olio e un mezzo pacchetto di pasta. Se non abbiamo pianto in quel momento credo non piangeremo mai più. L’OLIO. LA PASTA. Cose che non mangiavamo da giorni. Abbiamo cucinato sul fornelletto (fuori c’era troppo vento per accendere il fuoco) i fusilli con i ceci e un soffritto di cipolla. Poi una zuppa di cereali e legumi e insalata di cetrioli e sedano. Non so, eravamo un po’ in trip da olio, credo ce ne saremmo versate anche addosso urlando “OLIO!OLIO!” se non avessimo puzzato così tanto. E così per ringraziare il bivacco abbiamo lasciato carta igienica, biscotti e frutta disidratata.

Andiamo a lavare i piatti. Mentre scendiamo, io e Laura chiacchieriamo tranquillamente e un capriolo ci attraversa la strada. E poi vediamo un rospo. Però a me i rospi e gli anfibi in generale mi fanno decisamente impressione. Quindi, torniamo al bivacco, ci mettiamo a dormire per svegliarci poi alle 430 l’ultimo giorno per scendere a Ligonchio. Esco fuori per far pipì e mentre sono con le mutande alle caviglie sento un verso. Mi alzo, sempre però con le mutande abbassate. “E’ un ringhio. Occristo è un lupo. Me l’aveva detto Simona che sarei stata attaccata dai lupi. Me l’aveva detto che se fossi stata in un film sarei stata quella che muore per prima. Altro verso: ah no è un grugnito, sarà un cinghiale…….occristo è un cinghiale!!!!!!!” e corro dentro. Comunque, niente di grave, alle 520 siamo pronte per partire alla volta di Ligonchio per prendere il primo autobus.

Mentre scendiamo incontriamo una cerva. E poi Laura mi spiega che i lupi non attaccano l’uomo, ma questa è un’altra storia…
Acchiappiamo il primo autobus e così comincia la nostra serie di disgrazie che ci ha fatto capire che nella civiltà noi non ci sappiamo stare. Ci viene la nausea, sbattiamo la testa a turno, ci facciamo un occhio nero, vomitiamo. Sul treno (dopo 3 autobus) sudiamo più di quanto abbiamo fatto scavallando la montagna per il caldo e perché in quel vagone l’aria condizionata è rotta ma nessuno ce lo dice e non esistono finestrini apribili.

I viaggi sono stati un po’ tormentati, all’andata abbiamo beccato i nemici giurati dei cani, dalle compagne di scompartimento agli autisti degli autobus, al ritorno la nostra vita nei boschi ci era parsa così bella che ormai non eravamo nemmeno più capaci di stare su un autobus (anche se la guida sportiva dell’autista ha peggiorato tutto).

Cose che ho visto: gli Appennini, le faggete, i fiumi in secca, tante targhe partigiane, il cervo, la cerva, i caprioli, il rospo, la madonnina, i lamponi, i mirtilli (quelli piccini, non quelli che sembrano acini d’uva), insetti di ogni fattezza (anche la cavalletta-aragosta)

Cose che ho imparato: accendere un fuoco, camminare con uno zaino di più di 10kg sulla schiena, preparare uno zaino per un cammino di più giorni, gestire fame e sete, la fame che hai dipende da quanti kg sei disposta a portare sulla schiena, al confine tosco emiliano la gente ha un accento strano ma bestemmia comunque anche le panettiere anziane, i lamponi creano dipendenza, l’acqua corrente è un lusso, l’elettricità è un lusso, la pulizia è un lusso, preparare la legna per accendere il fuoco, i nodi

Cose che mi mancano: il silenzio dei boschi, l’aria pulita, la solitudine, usare come bagno qualsiasi punto del bosco non sul sentiero, i cani, i punti acqua, le persone incontrate che ci han chiesto da dove venivamo dove stavamo andando e che eravamo delle brave ragazze, il freddo, la giacca a vento

Cose che non mi sono piaciute: il comportamento degli autisti e dei compagni di viaggio incontrati su autobus e treni verso Cerreto che si son dimostrati indisponenti nei confronti dei cani, le informazioni rivelatasi fittizie da parte di quelli del parco dell’Appennino (non dire che c’è un punto acqua al bivacco se poi al bivacco il punto acqua è secco), il rospo, le unghie nere, il ciclo arrivato il penultimo giorno, la cacca dei ghiri, la capriola morta trovato per caso mentre cercavo un posto per fare la cacca, lo zenzero candito

Non ero sicura di farcela, anzi, ero sicura proprio del contrario. E invece è stato molto più bello di quanto m’aspettassi. Mentre si cammina in salita non si parla, altrimenti ti sfiati e svieni e non je la fai a salire. E quindi io pensavo, riflettevo e ho capito che ho tanti limiti soprattutto nella mia testa. Nelle salite più ardue per andare avanti continuavo a cantarmi canzoni ritmate, così da non pensare “oddio sta salita è troppo ripida non ce la farò mai”. Nel bosco impari a sopravvivere, perché non avendo alternative o ti arrangi o ti arrangi.

E sì, mi mancava internet, mi mancava il mio blog, mi mancava la mia musica tamarra :), però io ripartirei domani (in realtà riparto dopodomani per un weekend al fresco 🙂 ) per la montagna.

E in più sono vacanze ipereconomiche!E fai anche esercizio fisico!Io ho perso 2 kg abbondanti e il resto l’ho messo su in muscoli, ora ho polpacci, cosce e culo d’acciaio!! 😀

Per info sul parco, sui sentieri e quant’altro: http://www.parcoappennino.it

E qui le due cagnoleSi ringraziano Simona e Laura per le foto. Appena capisco come si fa metto il copyright 🙂

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4 pensieri su “Slow Trip

  1. Felicia in ha detto:

    Sono senza parole………. che ferie stupende!!!! che coraggio a vivere tutto questo!!!! Che esperienza bellissima. Sicuramente le porterai nel cuore per sempre, le immagini sono suggestive, bellissime. Buona giornata 🙂

    • E’ stata proprio una bella esperienza, andare in montagna e/o per boschi ti fa rendere conto di quante comodità abbiamo quotidianamente.
      Aspetto il prossimo anno per una nuova tappa 🙂

      buona giornata anche a te!

  2. Marco in ha detto:

    Che bel giro e che belle foto!
    Deve essere stato davvero molto bello.
    Io invece sono rientrato ieri da qui ( http://parolearuotalibera.blogspot.it/2012/08/dun-na-ngall.html ): giro in solitaria, tutto verde ovunque, luoghi meravigliosi.
    Ciau.
    Marco

    ps: lassù l’acqua non mi è mai mancata :-))

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