Germogli di Soia

Disintossicazione, Libri e Ricette

Lo scorso agosto ho provato il digiuno. Sorvolerei sulla pratica in sé, concentrandomi più su quello che ho ottenuto: un migliore rapporto con il cibo. Ho cominciato a mangiare molto più lentamente e solo quando avevo davvero bisogno di mangiare.
Qualche tempo fa ho sentito di nuovo il bisogno di digiuno o comunque di disintossicazione e mi sono imbattuta nel libro Programma Detox. L’ho comprato e l’ho letto in un fiato. E’ una guida su come aiutare il corpo a liberarsi delle scorie e delle tossine che causano spesso una serie di disagi fisici e psicologici. Passa dalla meditazione, alla pulizia a veri e propri menù (anche se non è il termine più indicato) per disintossicarsi a seconda anche del tempo che uno ha a disposizione, un weekend, una settimana o un mese. Tutto il cibo è crudo. Anche perché conserva tutte le vitamine, non è elaborato ed è facilmente digeribile. Per quanto io non sia crudista, credo fermamente che una volta ogni tanto ci sia bisogno di un periodo di disintossicazione e questo può avvenire o tramite il digiuno terapeutico oppure tramite una dieta crudista (anche se non concordo sul fatto di utilizzare ad esempio avocado, ananas, anacardi, banane, noci macadamia e altri prodotti che al momento mi sfuggono ma che sicuramente non sono né italiani né tantomeno europei. E oltre ai km e km macinati da questi prodotti per arrivare poi sulle nostre tavole, spesso in questi paesi tropicali le condizioni dei lavoratori sono a mala pena accettabili. Meglio un sacco pieno di nocciole Piemonte 🙂 ). Ancora purtroppo non ho avuto tempo di dedicarmi alla mia detox, ma sono sicura che a) mi farà bene a livello fisico e psicologico e b)sarà sicuramente meglio del digiuno, quindi sono felicemente ottimista! 🙂
L’unica pecca del libro è che è stato stampato in Cina, e non ci sono info sul tipo di carta, non si sa quindi se sia stampato su carta riciclata o FSC ma presumibilmente no.

Anche se non sono in “regime” detox ho provato una ricettina: i crauti.
Sono mesi che voglio provare a farli, e avevo anche provato ma con un misero fallimento (fortuna che ho la compostiera, così ho cibato i miei lombrichi).
Bisogna prendere un cavolo cappuccio di circa 1,5kg (io l’ho preso viola, e così dice pure la ricetta), lavarlo togliendo le foglie più esterne e tagliarlo finemente (io ho usato una mandolina). Si deve togliere il torsolo (non credo si chiami torsolo, in ogni caso non userò questo termine all’esame di botanica) centrale. Una volta affettato tutto si aggiungono 40g di sale (circa due cucchiai) e lo si mescola al cavolo usando le mani, finché il cavolo non inizia a cacciare acqua [come mai?il sale crea un disequilibrio salino tra l’ambiente intracellulare e l’ambiente extracellulare. Avviene quindi che l’acqua all’interno della cellula vegetale fuoriesce cercando di diluire la soluzione nell’ambiente esterno. L’acqua viaggia sempre verso l’organismo che ha la concentrazione salina maggiore. Può capitare anche che l’ambiente esterno sia meno concentrato a livello salinico rispetto l’ambiente intracellulare, così la cellula comincia a riempirsi d’acqua. Se la cellula è vegetale, quindi dotata di parete, la cellula si deforma ma rimane bella turgida, se la cellula è animale è probabile che scoppi, ad esempio i globuli rossi, che poi vengono chiamati fantasmi 🙂 . Tutto ciò si chiama Osmosi]. Una volta che il cavolo caccia acqua lo si mette in un recipiente, io ne uso uno in terracotta, la mia mamma mi ha insegnato così, non so bene però se sia meglio o peggio di un recipiente in vetro o in plastica, l’importante è che sia non metallico.  Per un cavolo di 1,5 kg ci vuole un recipiente di almeno 3 litri. Mettere il cavolo e coprire con un coperchio o un piatto che entri nel recipiente e piazzarci sopra un bel peso di un paio di kg. Subito il cavolo dovrebbe venire sommerso dalla sua acquetta. Deve essere sempre sott’acqua per evitare che marcisca. Deve fermentare. Io ho coperto con un tovagliolo per evitare che cada polvere dentro. Ho cominciato ad assaggiarli dopo 4-5 giorni, così posso seguire la fermentazione ed evitare di buttare tutto. Per ora hanno un bel saporino, ma non sono ancora pronti del tutto. Come tempi, si possono mangiare dopo 5-6 giorni ma sono perfetti dopo 2-3 settimane.
Io me ne sono smangiucchiata un po’ su una fetta di pane e hummus (che non è crudista, perché i germogli dei ceci mi fanno un po’ senso e non riesco a toccarli nè a mangiarli. Chissà come mai…).

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